La chiesa - Festa San Giorgio vescovo di Suelli

Vai ai contenuti

Menu principale:

La chiesa

La Cattedrale di San Pietro, costruita nel 1270 in stile romanico pisano, rimase sede vescovile sino al 1418. Del primo impianto duecentesco restano alcune parti della facciata, rifatta nel 1869, e all'interno, parte del fianco destro. E' stata molto rimaneggiata dagli Aragonesi che aprirono degli archi per aggiungere delle capelle, nell'unica navata originaria. Anche l'abside che in origine era circolare, è stata sostituita da un coro quadrato con volta a crociera. Gli Aragonesi costruirono una bella torre

campanaria quadrangolare, con finestre ogivali e cornice merlata alla sommità, ma nel 1637 venne deturpata con l'aggiunta della parte terminale per collocare una grande campana.
A fianco della Cattedrale c'è il Santuario di San Giorgio di Suelli, una piccola chiesa databile al XI o XII secolo con pianta a croce greca, che si dice costruita sul luogo di sepoltura del santo.
Nella piazza davanti alla Cattedrale troviamo la chiesa del Carmine, in stile romanico, la cui facciata semplice quadrangolare presenta un portale ad arco acuto con decorazioni, ed è sormontata da un campanile a vela a doppia campana.


La chiesa in passato doveva essere elegantissima e decorata con forme ispiranti all' arte toscana più squisita.
Altri resti di notevole bellezza si osservano nella cella inferiore del campanile con archeggiature che poggiano su mensoline finemente scolpite.
Archi romanici che poggiano su lesene ricorrono tanto nella facciata come nelle pareti laterali. A destra della facciata si eleva la torre campanaria quadrangolare con due serie di finestre ogive e coronata da cornice provvista agli angoli di quattro merli.
L' interno della chiesa è formato da una sola navata divi sa da tre archi a sesto acuto sui quali poggiano gli arcarecci che sostengono il tetto.
Il coro è separato dalla navata da un arco a sesto acuto aragonese che poggia sui pilastri polistili ornati da capitelli cubici; la volta a crocira con spigoli sagomati che si intersecano con cinque gemme anulari, quella al centro porta scolpita in basso rilievo l' immagine della Vergine col Bambino.
Nel coro si osservano gli stalli e al centro il soglio episcopale finemente intagliato.


Il retablo posto sull’altare della ex-Cattedrale di Suelli, noto per la sua imponenza e bellezza, nasce nella bottega di Stampace. Si tratta di una grande ancona con scomparti dipinti alternati a scomparti in rilievo, inquadrato in una cornice architettonica molto elaborata e ricca di colonne e figure intagliate; si diffuse in Europa a partire dal XVI e soprattutto in Spagna, dal catalano rotule, deriv. del latino tabula “tavola”.
Le chiese sarde furono ispirate dalle correnti pittoriche iberiche e in una seconda fase vengono elaborati modelli secondo gusti artistici sardi. Infatti nelle botteghe locali, come quella di Stampace, che nonostante continui ad avere l’influsso gotico – spagnolo, inizia ad avvicinarsi all’influsso artistico napoletano.
L’opera è dipinta ad olio su tavola di abete e secondo lo schema classico a doppio trittico e predella con tabernacolo aggettante. Negli scomparti superiori si distinguono da sinistra verso destra il Quod Vadis, la Madonna col Bambino, la liberazione di San Pietro. Negli scomparti centrali sono raffigurati San Paolo, San Pietro in cattedra in atto di benedire con due personaggi in abiti sacri, San Giorgio di Suelli. Nella predella sono rappresentati i quattro Evangelisti: Matteo, Giovanni, Luca, Marco. Al centro del tabernacolo l’Ecce Homo (rilevante è il fiamminghismo sia per i colori sia per i caratteri psicologici), alla sua sinistra l’Arcangelo Gabriele e alla destra il Battista.
La mancanza di un documento attestante la paternità dell’opera ha reso necessario un esame più attento che rivela la presenza di due diverse mani: una capace di esaltare gli aspetti monumentali in forme statiche, ampie e solenni ed è riscontrabile nello scomparto centrale; mentre l’altra capace di ricercare forme in movimento individuabili nelle figure che compongono la rimanente parte dell’ancona.
Le prime parti dell’ancona rivelano un pittore diverso da Pietro Cavaro, ma appartenente alla sua bottega per le affinità riscontrabili, secondo quanto testimoniano antichi documenti, suo figlio Michele subentrò nelle obbligazioni e nella direzione della bottega.
Secondo uno studio approfondito del Delogu sull’opera di Michele Cavaro, sono riferibili a Pietro le seguenti parti del retablo: la figura di San Pietro in cattedra e il servente che sostiene il messale, e il anche l’Ecce Homo rappresentato sul tabernacolo mentre il vescovo San Giorgio di Suelli risulta solamente disegnato dal Pietro.
Per quanto riguarda la datazione e la paternità dell’opera, secondo il Maltese e la Serra, l’opera fu eseguita nella bottega di Cavaro tra il 1533 e il 1535 e sia Pietro e Michele ebbero un ruolo importante.
A Pietro Cavaro si ascrivono: le figure di San Paolo; dell’Ecce Homo e la figura di San Pietro in cattedra. Mentre la mano di Michele è visibile nei tre comparti superiori nel Quod Vadis, nella liberazione del San Pietro, nella Madonna col Bambino; eccetto gli angioletti reggicortina opera di un collaboratore. In tempi più recenti la Serra ascrive a Michele San Giorgio, gli evangelisti Matteo e Luca e forse il Battista e l’Arcangelo Gabriele. Di diversa mano, probabilmente la quella di Mainas sono i dipinti Quod Vadis, la liberazione di Pietro, gli evangelisti Giovanni e Marco. Questa molteplicità di ipotesi sulle parti dipinte attribuibili a Pietro e a Michele Cavaro, nonché all’ulteriore collaboratore che partecipò alla realizzazione del retablo di Suelli, sono la prova tangibile di quanto risulti difficile attestare la paternità dei singoli dipinti senza il supporto di documenti storici.



 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu